Associazioni imprenditoriali e sindacati dissentono sulla portata della protesta
CEOE e Cepyme hanno definito «inammissibile» lo sciopero generale per la casa annunciato da CCOO e UGT per questo autunno. Le organizzazioni imprenditoriali contestano che le rivendicazioni abbiano natura lavorativa e sostengono che le misure legislative e di bilancio relative alla casa spettino principalmente alle amministrazioni, non alla gestione delle imprese.
La protesta, che non ha ancora una data precisa, è incentrata sul diritto alla casa e sulla necessità di disporre di salari sufficienti per pagarla. I sindacati sostengono che gli stipendi non bastino a far fronte ai costi abitativi e all’inflazione e chiamano in causa anche le organizzazioni imprenditoriali per il loro ruolo nella contrattazione collettiva.
Garamendi mette in dubbio la legalità, ma l’associazione imprenditoriale attende la convocazione formale
Il presidente di CEOE, Antonio Garamendi, ha dichiarato a Onda Cero che la convocazione ha, a suo avviso, una «chiara componente politica ed elettorale» e potrebbe non avere una legittimità giuridica. Ha sostenuto che uno sciopero deve nascere da un conflitto lavorativo e ha contestato che la situazione della casa possa rientrare in tale fattispecie. Ha inoltre respinto l’attribuzione alle imprese della responsabilità per la mancanza o il rincaro degli alloggi.
CEOE e Cepyme riconoscono tuttavia che le informazioni disponibili non consentono una valutazione giuridica definitiva. La convocazione è in attesa di ratifica, non ha una data e non costituisce ancora il preavviso formale previsto dalla legge. Le associazioni imprenditoriali dichiarano che ne esamineranno gli obiettivi, l’ambito e i requisiti una volta che sarà definita e che allora decideranno quali iniziative riterranno opportune. Le loro obiezioni esprimono quindi la posizione delle imprese e non equivalgono a una decisione sulla legalità dello sciopero.
Il dibattito si svolge prima delle elezioni
Le associazioni imprenditoriali contestano anche il momento scelto per la mobilitazione, annunciata dopo la convocazione delle elezioni per il 29 novembre. Nel loro comunicato sostengono che l’attività delle imprese e dei lavoratori non dovrebbe essere utilizzata come strumento di pressione in un processo elettorale. Garamendi ha inoltre definito insolita la convocazione e ha chiesto alle parti sociali di preservare il dialogo e la stabilità.
CCOO e UGT, al contrario, presentano la casa come una questione che incide sulle condizioni di vita dei lavoratori e collegano il problema ai salari e alla contrattazione dei contratti collettivi. Secondo le informazioni pubblicate, il Ministero del Lavoro ha espresso rispetto per il diritto di sciopero e ha ritenuto che la casa sia un problema essenziale per i lavoratori.
La discussione giuridica verte sulla questione se i motivi della protesta siano sufficientemente legati all’interesse professionale di coloro che vi parteciperebbero. La normativa citata nelle notizie considera illegale uno sciopero promosso per motivi politici o per finalità estranee a tale interesse; per determinare come si applichi questo criterio occorre esaminare la convocazione concreta e le relative circostanze. Finché non sarà formalizzata, non vi sarà una conclusione giuridica definitiva su questo caso.