L’Euribor sale rispetto a settembre 2025
La media mensile dell’Euribor a 12 mesi ha chiuso settembre 2026 al 3,247%, secondo le informazioni di Finect, Kelisto e Gibobs. A settembre 2025 era al 2,172%: una differenza di 1,075 punti percentuali. La media è risultata inoltre superiore al 2,954% registrato ad agosto, secondo i dati citati da Gibobs.
L’aumento può far salire la rata dei mutui a tasso variabile soggetti a revisione con il dato di settembre, ma non incide automaticamente su tutti i mutui nello stesso momento o nella stessa misura. Neppure l’indice giornaliero determina da solo la rata mensile: per le revisioni si utilizza il valore previsto dal contratto, di solito un riferimento mensile.
La data e le condizioni del contratto determinano l’effetto
La variazione si applica alla data di revisione concordata, che può essere annuale, semestrale o, in alcuni contratti, trimestrale. Conta anche il mese di riferimento utilizzato dalla banca: il dato di settembre può essere impiegato, per esempio, per revisioni di ottobre o novembre, ma occorre verificare le condizioni di ciascun mutuo.
In generale, il nuovo tasso d’interesse si calcola sommando l’Euribor di riferimento allo spread concordato. Se l’indice utilizzato per la revisione è superiore a quello applicato in precedenza, la rata può aumentare; se è inferiore, può diminuire. Anche le agevolazioni e le altre condizioni contrattuali possono influire sul tasso applicabile.
Per questo, il confronto tra settembre 2025 e settembre 2026 è pertinente per una revisione annuale che utilizzi entrambi i dati. Non consente, invece, di calcolare direttamente l’effetto di una revisione semestrale: in tal caso, il confronto va effettuato con l’indice corrispondente alla revisione precedente.
Un esempio indicativo, non una previsione per ogni famiglia
Finect illustra la variazione con un mutuo di 180.785 euro, della durata di 26 anni, con revisione annuale e uno spread di 0,608 punti. In base a queste ipotesi, il tasso passerebbe dal 2,780% al 3,855% e la rata mensile da 814,50 a 914,83 euro: 100,33 euro in più al mese.
Il risultato è un calcolo illustrativo effettuato con il simulatore della Banca di Spagna e le ipotesi descritte da Finect, non un aumento medio garantito per chi ha un mutuo a tasso variabile. La rata effettiva dipende, tra gli altri fattori, dal capitale residuo, dalla durata restante, dallo spread e dalla data della revisione. Per calcolarla, è opportuno partire dai dati riportati nell’atto di mutuo e dalle informazioni sulla revisione fornite dalla banca.
Il contesto della BCE e la cautela sulle previsioni
Gibobs collega il rialzo dell’indice all’aumento dei tassi annunciato dalla Banca centrale europea il 10 settembre 2026 e segnala che la riunione successiva era prevista per il 28 e 29 ottobre. Da parte sua, Josep Soler, fondatore e consigliere esecutivo di EFPA España, ha spiegato a Finect che l’Euribor riflette anche le aspettative sulle prossime mosse della BCE. Questo legame aiuta a comprendere l’andamento dell’indice, ma non permette di prevederne con certezza il valore futuro né la rata di un mutuo specifico.
Per le aziende che aiutano i propri team fornendo informazioni finanziarie, è utile distinguere tra il dato pubblicato e l’impatto individuale: il 3,247% indica la media mensile di settembre, non il tasso finale di tutti i mutui né un aumento uniforme delle rate. La revisione dipende da quanto stabilito in ciascun contratto.