Foment del Treball ha respinto la proclamazione dello sciopero generale annunciato da organizzazioni sindacali e sociali per chiedere cambiamenti in materia di casa. L’associazione imprenditoriale catalana l’ha definita «incomprensibile» e «inopportuna» e sostiene che la misura trasferisca su imprese e lavoratori il costo di una protesta il cui destinatario, a suo avviso, dovrebbe essere il potere pubblico.
Foment rinvia alle amministrazioni e al potere legislativo
L’organizzazione imprenditoriale ritiene che le rivendicazioni spettino al Governo, alle amministrazioni e ai gruppi parlamentari, perché sono loro a poter promuovere le misure richieste. Da questa prospettiva, sostiene che le imprese non siano l’ambito a cui si rivolgono le richieste e che lo sciopero possa alterare l’attività economica senza che, secondo la sua valutazione, vi sia un conflitto di lavoro all’origine della mobilitazione.
Foment ha contestato anche il momento scelto. L’associazione imprenditoriale richiama l’incertezza internazionale e le pressioni sulla competitività delle imprese e afferma che nuove interruzioni non favoriscono la stabilità e la fiducia di imprese e cittadini. Si tratta delle argomentazioni dell’organizzazione per giustificare il proprio rifiuto della proclamazione, non di una valutazione indipendente dei suoi possibili effetti.
L’analisi giuridica resta in sospeso fino alla proclamazione formale
Foment ha annunciato che esaminerà l’inquadramento giuridico dello sciopero quando disporrà della proclamazione formale. Pertanto, il suo rifiuto e le sue dichiarazioni non costituiscono una conclusione sulla legalità della mobilitazione: la stessa associazione imprenditoriale ha indicato che ritiene prematuro pronunciarsi senza tale documentazione.
Pimec chiede una risposta condivisa
Il segretario generale di Pimec, Josep Ginesta, ha affermato che lo sciopero non risolverà il problema della casa e ha chiesto ad amministrazioni e attori economici di lavorare insieme. Ginesta ha espresso rispetto per il «legittimo diritto di sciopero» e, al tempo stesso, ha avvertito che la mancanza di certezza giuridica rende più difficile l’offerta di alloggi. Ha inoltre chiesto che il calendario elettorale non freni la capacità delle amministrazioni di adottare misure.
Le posizioni di Foment e Pimec rispecchiano valutazioni imprenditoriali sulla proclamazione e sulle politiche abitative. Non determinano di per sé la portata giuridica dello sciopero né sostituiscono l’analisi della proclamazione formale.