Il deficit di beni e servizi degli Stati Uniti è aumentato del 13,7% ad agosto, raggiungendo 105,6 miliardi di dollari, il livello più alto dal marzo 2025, secondo i dati del Census Bureau e del Bureau of Economic Analysis citati da Clarín. Il peggioramento rispetto a luglio — quando il saldo negativo rivisto era di 92,8 miliardi — ha coinciso con una ripresa delle importazioni superiore a quella delle esportazioni.
Gli acquisti dall’estero sono cresciuti del 4,3%, raggiungendo 420,8 miliardi di dollari, mentre le vendite sono aumentate dell’1,4%, arrivando a 315,2 miliardi. Bloomberg Línea ha segnalato che l’aumento delle spedizioni di beni capitali ha contribuito a portare le importazioni a un livello record. Il dato mensile ha superato anche la previsione media di 102,1 miliardi di dollari riportata da Bloomberg.
Beni e forniture hanno trainato l’aumento
Il saldo negativo dei beni si è ampliato di 12,8 miliardi di dollari, raggiungendo 136,6 miliardi. Il surplus dei servizi, invece, è aumentato di meno di 100 milioni, arrivando a 31 miliardi, secondo la ripartizione pubblicata da Clarín.
Tra le importazioni di beni, aumentate di 17,2 miliardi, si sono distinti le forniture e i materiali industriali — tra cui petrolio e oro non monetario — con un incremento di 9,1 miliardi di dollari, e i beni capitali, cresciuti di 6,2 miliardi. Le esportazioni di beni sono aumentate di 4,4 miliardi; la crescita delle forniture e dei materiali industriali, pari a 6,3 miliardi, è stata parzialmente compensata dalle variazioni in altre categorie.
Nel commercio di beni, il deficit statunitense con il Messico ha raggiunto 27,7 miliardi di dollari; quello con la Cina, 16,4 miliardi, e quello con l’Unione europea, 11 miliardi. Il deficit con il Canada è aumentato di 4,1 miliardi, arrivando a 7,1 miliardi, secondo i dati riportati da Clarín.
Il dato cumulato dell’anno offre un’altra prospettiva
La ripresa di agosto contrasta con il bilancio dei primi otto mesi del 2026: in questo periodo, il deficit di beni e servizi è stato inferiore di 138,2 miliardi di dollari, con una riduzione del 19,9% rispetto allo stesso periodo del 2025. Le esportazioni cumulate sono aumentate dell’11,8% e le importazioni del 4,4%, ha riferito Clarín.
Pertanto, il dato di un singolo mese non basta per stabilire se il miglioramento cumulato si sia invertito. Le cifre mostrano che ad agosto le importazioni sono cresciute più rapidamente, ma non determinano, da sole, che cosa spieghi questa differenza né come evolverà il saldo nei mesi successivi.
Possibili effetti sul PIL e fattori di contesto
Bloomberg Línea ha indicato che il risultato potrebbe frenare il PIL del terzo trimestre attraverso le esportazioni nette. Prima della pubblicazione del dato commerciale, la previsione GDPNow della Federal Reserve di Atlanta stimava che queste avrebbero sottratto 2,59 punti percentuali alla crescita prevista. Si tratta di una stima precedente, non di una misurazione definitiva del PIL né di un’attribuzione esclusiva al rapporto di agosto.
I dati commerciali mensili non sono corretti per l’inflazione e hanno registrato oscillazioni dall’inizio del 2025. Bloomberg Línea ha menzionato i dazi, la volatilità dei prezzi del petrolio, le difficoltà nelle catene di approvvigionamento e la domanda di tecnologia importata legata agli investimenti nell’intelligenza artificiale come fattori di contesto. Il dato di agosto, da solo, non permette di misurare il contributo di ciascuno.
Per le imprese, il rapporto fornisce un’indicazione sui flussi del commercio estero e sulla composizione degli acquisti statunitensi, in particolare di forniture industriali e beni capitali. Per interpretarlo occorre distinguere l’andamento mensile dal dato cumulato annuale e tenere presente che il saldo commerciale, da solo, non descrive l’intera attività economica.