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Notizia · Aragón, España

Caspe-Mayals: l’Aragona avvia l’iter per indagare un possibile deposito sotterraneo di CO₂

Carbon Storage Caspe chiede di studiare quasi 17.900 ettari in quattro comuni della provincia di Saragozza. L’annuncio apre un termine di due mesi per presentare proposte e opposizioni, ma non autorizza a stoccare CO₂.

La richiesta di Carbon Storage Caspe, S.L. di indagare il sottosuolo del Bajo Aragón-Caspe è entrata in una nuova fase amministrativa. Il Boletín Oficial de Aragón (BOA) ha pubblicato il 1º ottobre 2026 l’annuncio relativo al permesso denominato «Caspe Mayals», che delimita una superficie di 17.876,6545 ettari nei territori comunali di Caspe, Fabara, Maella e Nonaspe.

L’azienda ha presentato la richiesta il 19 maggio 2026 e l’ha integrata in agosto, in seguito a una richiesta dell’amministrazione. La pubblicazione apre ora il periodo previsto affinché la promotrice presenti migliorie, altre aziende formulino offerte in concorrenza e chi ritenga lesi i propri diritti possa opporsi.

Che cosa consente — e che cosa non consente — questa richiesta

La procedura in corso riguarda l’ottenimento di un permesso di ricerca. Se venisse concesso, permetterebbe di studiare se le formazioni geologiche dell’area possano ospitare CO₂ e a quali condizioni. Non autorizza la costruzione di impianti né l’iniezione o lo stoccaggio del gas.

La distinzione è rilevante per le aziende, le amministrazioni e le comunità locali: qualsiasi progetto di stoccaggio richiederebbe una procedura successiva e distinta, oltre alle autorizzazioni corrispondenti. Secondo le informazioni pubblicate da La Comarca, la comunità autonoma gestisce il permesso di ricerca perché l’intera superficie richiesta si trova all’interno dell’Aragona; l’eventuale concessione per stoccare CO₂ rientrerebbe in un’altra procedura, di competenza del Ministerio para la Transición Ecológica y el Reto Demográfico. La richiesta, quindi, non garantisce che il progetto venga realizzato.

La normativa stabilisce un termine massimo di un anno per decidere sul permesso di ricerca. Se vengono presentate più offerte, la decisione non dipende soltanto dalla proposta economica: tra i criteri previsti figurano gli investimenti, la rapidità di esecuzione e l’idoneità tecnica del progetto.

Che cosa si studierebbe nel sottosuolo

La ricerca dovrebbe determinare le caratteristiche delle rocce e la loro capacità di stoccaggio, oltre ad analizzare acquiferi, faglie, fratture e possibili vie di fuga. Dovrebbero inoltre essere valutati, tra gli altri aspetti, la pressione delle formazioni, la sismicità e il comportamento della CO₂ a contatto con le rocce. Si tratta di elementi da sottoporre a studio; la loro menzione non dimostra che nella zona esista un danno o un rischio concreto.

L’area era già stata individuata dall’Instituto Geológico y Minero de España come una formazione potenzialmente idonea allo stoccaggio geologico nel bacino dell’Ebro. La Comarca segnala l’interesse delle arenarie del Buntsandstein, ma la presenza di formazioni geologiche potenzialmente adeguate non equivale a confermare che il sito sia idoneo né a dimostrare una capacità effettiva di stoccaggio.

Secondo le informazioni pubblicate, la superficie richiesta si trova a circa 600 metri dal centro di Fabara, a 1,3 chilometri a sud di Maella, a 2,6 chilometri a ovest di Caspe e a 5,5 chilometri a est di Nonaspe. Queste distanze collocano l’area rispetto ai centri abitati, ma da sole non consentono di trarre conclusioni sugli impatti o sulla sicurezza.

Richieste di informazioni e garanzie

L’annuncio ha suscitato critiche politiche. Il PSOE di Caspe afferma che i comuni interessati non sono stati informati prima della pubblicazione nel BOA. Il gruppo socialista nelle Cortes de Aragón ha chiesto spiegazioni sulla procedura, sui termini, sui protocolli di sicurezza e sulle garanzie ambientali.

Abraham Martínez, portavoce del Gruppo municipale socialista, ha chiesto che siano chiariti i possibili rischi per l’ambiente, gli acquiferi e la popolazione, e ha indicato come questioni da esaminare l’eventuale sismicità indotta e la tutela delle acque sotterranee. Si tratta di preoccupazioni e richieste di informazioni attribuite al partito, non di constatazioni di effetti avversi. La valutazione tecnica e le procedure successive determineranno quali rischi siano pertinenti e quali misure siano necessarie.

Per le organizzazioni e le aziende che seguono il procedimento, la fase aperta offre l’opportunità formale di presentare proposte o opposizioni entro il termine di due mesi. La pubblicazione del BOA segna l’inizio di tale periodo, ma la decisione sul permesso e, in seguito, qualsiasi decisione sullo stoccaggio dipenderanno da procedure e valutazioni distinte.

Fonti e metodo

  1. Una empresa andaluza pide permiso para buscar zonas ... ↗www.lacomarca.net
  2. Boletín Oficial de Aragón - Documento completo ↗www.boa.aragon.es
  3. Una empresa de Málaga proyecta un almacén subterráneo ... ↗www.elespanol.com
  4. Una empresa plantea un almacenamiento subterráneo de CO2 de 18.000 hectáreas en el Bajo Aragón-Caspe ↗Aragón Digital.
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