La convocazione delle elezioni generali per il 29 novembre apre un periodo di incertezza per le imprese che devono prevedere l’accesso alla rete, le autorizzazioni e le condizioni di investimento. Lo scioglimento delle Cortes riduce il margine per completare alcuni iter parlamentari, ma non significa che tutte le pratiche energetiche vengano annullate: alcune proseguono il loro iter amministrativo, mentre altre sono già state approvate e sono in vigore.
Il calendario e le decisioni del prossimo Governo saranno determinanti per diverse questioni che condizionano l’espansione della generazione da fonti rinnovabili, dello stoccaggio, dell’elettrificazione industriale e dei nuovi grandi consumatori di elettricità.
Reti: una proposta di investimento ancora in sospeso e misure già in vigore
Una delle principali incognite è la pianificazione della rete elettrica per il 2025-2030. Il Governo ha proposto una revisione che porta a oltre 17.000 milioni di euro l’investimento previsto in nuove linee e sottostazioni. Secondo quanto riportato dalle fonti, l’approvazione definitiva potrebbe slittare a dopo le elezioni. Il prossimo esecutivo dovrà decidere se mantenere la proposta e le sue priorità o modificarle. Pertanto, tale cifra indica un investimento proposto, non uno stanziamento la cui attuazione sia garantita nei termini previsti.
Al tempo stesso, vi sono decisioni già approvate che è opportuno distinguere da questa pianificazione ancora in sospeso. Un Real Decreto spagnolo in vigore da agosto ha esteso fino al 2030 i limiti di investimento previsti per le reti di distribuzione e trasmissione: 10.200 milioni di euro per la distribuzione e 7.700 milioni per la trasmissione. È stata inoltre approvata una modifica del Piano di sviluppo della rete di trasmissione con un investimento di 615 milioni di euro. Queste misure non vengono abrogate automaticamente dalla convocazione elettorale.
L’incertezza può invece incidere sugli interventi futuri e sulle regole per utilizzare in modo più efficiente la capacità esistente. Un Real Decreto-ley spagnolo sull’accesso e la connessione contiene misure in vigore per liberare capacità e introdurre formule di accesso flessibile, ma il successivo iter legislativo viene interrotto con lo scioglimento delle Cortes. Il prossimo Parlamento potrà decidere se riprendere il testo, modificarlo o sostituirlo.
Centri dati: condizioni di connessione ancora da definire
Il Real Decreto spagnolo volto a disciplinare l’accesso dei centri dati alla rete è un’altra pratica il cui esito non è stato confermato. La consultazione pubblica sulla bozza si è conclusa a settembre, ma le fonti descrivono una proposta ancora da definire. Tra gli aspetti in discussione figurano le condizioni richieste a queste strutture e le modalità di assegnazione di una capacità di connessione limitata, in concorrenza con progetti industriali, rinnovabili, di stoccaggio e di mobilità elettrica.
Il ritardo potrebbe prolungare l’incertezza delle imprese in attesa di conoscere le regole definitive prima di decidere sui propri progetti. Alcune fonti riportano avvertimenti del settore riguardo a possibili investimenti che potrebbero orientarsi verso altri mercati se la norma procedesse secondo i termini attuali. Si tratta di previsioni attribuite a tali fonti, non di una conseguenza confermata della convocazione. È stato inoltre riferito che il Governo potrebbe tentare di approvare la regolamentazione prima delle elezioni, perciò il calendario non può essere considerato definito.
Mercato della capacità e autorizzazioni: l’attuazione pratica potrebbe subire ritardi
Il mercato della capacità figura tra le misure il cui sviluppo richiede ancora decisioni successive. Sebbene una delle fonti segnali che a settembre siano state approvate alcune condizioni, indica anche che restano passaggi necessari per avviare il meccanismo, come la procedura operativa e la prima asta. L’eventuale ritardo di tale asta potrebbe incidere sul calendario dei progetti in attesa di sapere come sarà remunerata la disponibilità di capacità, compresi quelli di stoccaggio. Non risulta che tale effetto si sia già concretizzato.
Restano inoltre in sospeso le riforme delle procedure di autorizzazione degli impianti elettrici e del gas. L’obiettivo è adeguare gli iter a un sistema con una maggiore generazione rinnovabile, più stoccaggio e più domanda, ma la loro approvazione potrebbe dipendere dal prossimo esecutivo se non si concluderanno prima delle elezioni. Per i promotori, l’esito è importante sia per i tempi sia per le regole di accesso e connessione applicabili ai loro progetti.
Altre pratiche e un criterio pratico per le imprese
Tra le questioni citate figura la revisione della regolamentazione della produzione elettrica nei territori non peninsulari. L’interconnessione sottomarina tra Ceuta e la Penisola rende necessario definire anche il ruolo della generazione locale, compresa la centrale a ciclo combinato. Le fonti disponibili indicano che tale definizione è ancora in sospeso, senza precisare quale sarà la soluzione.
Per le imprese è opportuno distinguere tra norme in vigore, proposte in corso di esame e decisioni ancora da attuare. Le prime non scompaiono in seguito alle elezioni anticipate; le seconde possono cambiare calendario o contenuto, mentre le terze potrebbero spettare al prossimo Governo. La convocazione introduce incertezza su quando e in quali termini avanzeranno le pratiche, ma non consente di concludere che saranno tutte annullate né di anticipare quali decisioni adotterà l’esecutivo che uscirà dalle urne.