Due modalità di ingresso, con responsabilità diverse
Per una PMI che si prepara alla sua prima espansione in Asia-Pacifico, scegliere come vendere significa anche decidere chi cercherà i clienti, gestirà gli ordini e seguirà il mercato. Non esiste una formula universale: l’opzione giusta dipende dal prodotto, dalle risorse disponibili e dalle condizioni del singolo Paese.
Con la vendita diretta, l’azienda vende a clienti stranieri senza ricorrere a un intermediario. Con un distributore, invece, un’impresa locale acquista il prodotto e lo rivende, di norma applicando un proprio margine. Le guide generali all’esportazione consultate descrivono i vantaggi e gli impegni di entrambi i modelli, ma non offrono un’analisi Paese per Paese dell’Asia-Pacifico.
Vendita diretta: più controllo, più attività a carico dell’azienda
Vendere direttamente può consentire di trattenere una quota maggiore del margine, controllare le transazioni e mantenere un rapporto più stretto con i clienti. Può inoltre agevolare la risposta alle loro esigenze e l’adattamento dell’offerta sulla base dell’esperienza maturata sul mercato.
Questo controllo comporta delle responsabilità. A seconda del modello e del Paese di destinazione, la PMI dovrà trovare clienti e organizzare la gestione degli ordini, le spedizioni, gli incassi e il servizio post-vendita. Dovrà anche valutare se dispone delle conoscenze locali e della capacità operativa necessarie. L’esportazione può comportare costi di avviamento, pratiche amministrative e difficoltà logistiche; le guide indicano che potrebbe volerci del tempo per raggiungere il punto di pareggio.
Distributore locale: accesso operativo in cambio di un margine
Un distributore può offrire conoscenza del mercato, relazioni commerciali e accesso ai canali di vendita. A seconda dell’accordo, può anche immagazzinare i prodotti, gestire gli ordini e le spedizioni locali e assumersi il rischio di credito dei propri clienti. Questa infrastruttura può rivelarsi preziosa se la PMI non dispone di un proprio team nel Paese di destinazione.
La contropartita è che il distributore rivende il prodotto applicando un margine, perciò l’azienda condivide una parte del valore generato. Inoltre, cede una parte della gestione commerciale e può avere meno contatti diretti con il cliente finale. Un distributore potrebbe anche rappresentare prodotti concorrenti: è opportuno verificarlo e concordare come gestire eventuali conflitti.
| Criterio |
Vendita diretta |
Distributore locale |
| Rapporto con i clienti |
Più diretto, se l’azienda gestisce le vendite |
Può restare principalmente nelle mani del distributore |
| Margine |
Non viene condiviso con un distributore, anche se restano i costi operativi a carico dell’azienda |
Viene condiviso attraverso il margine di rivendita |
| Attività locali |
L’azienda si assume più compiti o deve avvalersi di un supporto esterno |
A seconda dell’accordo, il distributore può gestire lo stoccaggio, gli ordini e le spedizioni |
| Controllo commerciale |
Maggiore controllo sulle transazioni e sulla risposta al mercato |
Minore controllo su una parte delle vendite e del rapporto commerciale |
Cosa dovrebbe incidere sulla decisione
Prima di scegliere, è opportuno confrontare la strategia con le reali capacità dell’azienda:
- Prodotto e cliente: un’offerta specializzata, con una domanda identificabile e una proposta differenziata, potrebbe essere più adatta alla vendita diretta se l’azienda sa come raggiungere quel pubblico. L’idoneità dipende anche dalle modalità di acquisto del prodotto nel mercato di destinazione.
- Risorse e volume: occorre valutare se il team è in grado di sostenere l’acquisizione dei clienti, la gestione degli ordini, la logistica e l’assistenza clienti. La vendita diretta evita di condividere il margine, ma non elimina i costi di operare nel Paese di destinazione.
- Servizio post-vendita: se l’offerta richiede assistenza locale, installazioni o risposte rapide, è importante stabilire chi potrà fornire il servizio e con quale copertura.
- Conoscenza e accesso al mercato: le differenze linguistiche, nelle pratiche commerciali e nei canali possono accrescere il valore di un partner locale. L’esperienza e la copertura del distributore devono essere verificate, non date per scontate.
- Redditività complessiva: limitarsi a confrontare il prezzo di vendita o il margine del distributore può essere fuorviante. La valutazione dovrebbe includere anche i costi di logistica, acquisizione dei clienti, adattamento, assistenza e avviamento, oltre alle condizioni di pagamento.
Verificare il Paese e il contratto prima di impegnarsi
L’Asia-Pacifico non è un unico mercato. Le norme sulle importazioni, i requisiti normativi, le prassi di pagamento, i canali e la cultura imprenditoriale possono variare da un Paese all’altro. Per questo, una guida generale all’esportazione non sostituisce la ricerca sul Paese specifico: l’azienda deve verificare le norme e le condizioni commerciali pertinenti al proprio prodotto e alle proprie attività.
Se si sceglie un distributore, il contratto dovrebbe chiarire aspetti quali il territorio, l’esclusiva, le responsabilità in materia di promozione e assistenza post-vendita, la gestione delle scorte, gli ordini e le condizioni di cessazione. L’esclusiva può limitare la possibilità di nominare altri distributori nel territorio concordato. Gli obblighi e gli effetti specifici dipendono dal contratto e dalla legislazione applicabile; è prudente sottoporlo a una consulenza legale adeguata.
In definitiva, la vendita diretta favorisce il controllo e il contatto con il cliente, mentre un distributore può agevolare l’operatività locale. La decisione non si risolve confrontando soltanto i margini: dipende da quanto lavoro può sostenere la PMI, dal servizio richiesto dal prodotto e da quanto emerge dalla ricerca sul Paese prescelto.