Una proclamazione che collega salari e casa
CCOO e UGT hanno concordato di proclamare uno sciopero generale di 24 ore per chiedere che i salari consentano di accedere a una casa dignitosa. La successiva copertura di Europa Press ha indicato la data dello sciopero nel 11 novembre: era la data concordata dalle due confederazioni, anche se restava da definire l’accordo con il Sindicato de Inquilinas e con le altre organizzazioni interessate ad aderire.
L’annuncio iniziale è stato fatto il 5 ottobre, dopo che il Congresso aveva respinto due decreti sulla casa e dopo che movimenti sociali, di quartiere e degli inquilini avevano promosso mobilitazioni. In quella prima comunicazione, i sindacati non avevano ancora fissato il giorno dello sciopero e avevano dichiarato che la proclamazione doveva essere coordinata con altre organizzazioni. La data dell’11 novembre riflette quindi l’avanzamento successivo dei colloqui, non il fatto che l’accordo di adesione fosse già stato concluso.
L’iniziativa sostiene che il costo della casa e l’andamento dei salari sono correlati. Il segretario generale di CCOO, Unai Sordo, ha difeso l’idea che il rincaro della casa e la stagnazione salariale giustificassero una risposta sociale. Da parte sua, il segretario generale di UGT, Pepe Álvarez, ha sostenuto che gli aumenti salariali concordati nei contratti collettivi possono essere neutralizzati dal costo della casa.
Le rivendicazioni sindacali
La proclamazione rientra nelle proposte dei due sindacati per la contrattazione collettiva e nel loro decalogo per il diritto alla casa. Tra le misure previste dal decalogo figurano un patto sociale e politico, un patrimonio pubblico di edilizia popolare protetta e permanente, limiti ai prezzi degli affitti e l’effettiva applicazione della Legge sul diritto alla casa in tutti i territori.
Nel quadro del VI Accordo per l’Occupazione e la Contrattazione Collettiva, le confederazioni avevano inoltre proposto clausole di revisione salariale, aumenti compresi tra il 4% e il 7% e misure per facilitare l’accesso alla casa. I sindacati invitano i lavoratori a partecipare sia nei luoghi di lavoro sia alla mobilitazione in strada, e rivolgono le loro richieste alle amministrazioni competenti in materia di casa e alle organizzazioni imprenditoriali.
Il Sindicato de Inquilinas ha sostenuto l’annuncio. La sua portavoce, Alicia del Río, ha accolto con favore l’adesione delle confederazioni a un movimento che, secondo quanto ha affermato, era mobilitato da dieci giorni, e ha chiesto che si unissero altri sindacati e organizzazioni sociali. La partecipazione di questi gruppi e la definizione del calendario organizzativo erano ancora in sospeso nelle informazioni disponibili.
La controversia sulla legalità
La proclamazione ha suscitato anche obiezioni sulla possibilità che uno sciopero generale si basi su rivendicazioni legate alla casa. Il presidente della CEOE, Antonio Garamendi, ha contestato che lo sciopero rispondesse a motivi di lavoro e ha sostenuto che potrebbe essere illegale. Alcune organizzazioni, tra cui CSIF, hanno annunciato che non avrebbero aderito alla protesta e hanno espresso riserve sulla sua natura politica.
Álvarez ha respinto queste critiche e ha definito lo sciopero «assolutamente costituzionale». Ha inoltre difeso la tesi secondo cui il problema della casa incide sulle condizioni di vita dei lavoratori e che sia giusto interpellare le amministrazioni pubbliche, comprese le comunità autonome e i comuni, oltre al Governo centrale.
Queste dichiarazioni rappresentano posizioni contrapposte, non una decisione giuridica. Le informazioni disponibili non attestano che un organo giudiziario o amministrativo abbia dichiarato legale o illegale la proclamazione. Il dibattito verte proprio sul rapporto tra la questione abitativa e gli interessi professionali che i sindacati collegano ai salari e alla contrattazione collettiva.