Il processo penale contro Huawei è iniziato con le arringhe iniziali davanti a un tribunale federale di Brooklyn, New York. La procura degli Stati Uniti accusa la società tecnologica cinese e tre sue affiliate di aver partecipato, per circa due decenni, a uno schema che avrebbe incluso frodi legate alle sanzioni commerciali, furto di proprietà intellettuale e altri reati. Si tratta di accuse ancora in attesa di una decisione giudiziaria: l’avvio del processo non stabilisce la colpevolezza della società.
Le accuse includono presunte manovre per ingannare istituti finanziari riguardo alle attività di Huawei in Iran e Corea del Nord, nonché il presunto furto di tecnologie appartenenti a società statunitensi. La procura sostiene inoltre che la società avrebbe riciclato denaro e ostacolato la giustizia. Secondo le informazioni presentate sul caso, il Dipartimento di Giustizia ha deciso di non procedere con due delle quattro accuse relative a presunte violazioni delle sanzioni. Il processo verte complessivamente su 12 capi d’accusa.
La procura sostiene l’esistenza di uno schema aziendale; Huawei lo nega
All’apertura del processo, l’avvocato del Dipartimento di Giustizia Taylor Stout ha presentato il caso come uno schema deliberato e duraturo, non come una somma di episodi indipendenti. La procura sostiene che le condotte attribuite a Huawei facessero parte di una strategia aziendale.
La difesa, guidata da Brian Heberlig, ha respinto questa interpretazione. Sostiene che l’accusa riunisca episodi isolati e azioni individuali senza dimostrare l’esistenza di un piano criminale della società. Huawei ha inoltre sostenuto che il governo statunitense accorpi condotte diverse e che il processo sia frutto di una persecuzione politica. Queste affermazioni esprimono la posizione della società, non una conclusione del tribunale.
La controversia su come interpretare le prove sarà centrale nel processo. La procura dovrà sostenere le proprie accuse davanti alla giuria; la difesa ha anticipato che metterà in discussione la credibilità di alcuni testimoni e contesterà che le loro azioni possano essere attribuite all’intera organizzazione.
Un processo di portata internazionale
Tra le prove che si prevede saranno presentate figura un accordo precedente di Meng Wanzhou, direttrice finanziaria di Huawei, relativo a dichiarazioni sulle attività della società in Iran. Meng non è sotto processo in questo procedimento. Nel 2021 ha raggiunto un accordo con le autorità statunitensi che ha posto fine al caso a suo carico e le ha permesso di tornare in Cina.
Uno dei primi testimoni della procura, Parham Baheshti, ha deposto su una proposta che, secondo la sua testimonianza, Huawei presentò in Iran nel 2009 per analizzare il comportamento degli utenti su Internet. Si tratta di una testimonianza resa nell’ambito di un processo in corso; la sua portata e la sua credibilità dovranno essere valutate insieme al resto delle prove.
Il caso risale alle accuse inizialmente presentate nel 2019 e si svolge nel contesto delle tensioni tra Washington e Pechino sul commercio e sulla tecnologia. Huawei è già soggetta a restrizioni statunitensi che limitano il suo accesso a determinati prodotti e tecnologie di origine statunitense. Il processo è un procedimento penale distinto da tali misure commerciali: il suo esito non deve essere confuso con le restrizioni già in vigore.
Che cosa può significare per le imprese
Per le società con attività internazionali, il processo mette in evidenza i rischi legali legati alle sanzioni, alle informazioni fornite alle banche e alla tutela dei segreti commerciali. Tuttavia, le accuse formulate in questo caso non equivalgono a una determinazione giudiziaria riguardo a Huawei, né permettono di concludere che altre società corrano lo stesso rischio.
Una condanna potrebbe comportare sanzioni pecuniarie, ma l’importo e i relativi effetti non sono definiti. La normativa federale invocata dalla procura prevede multe per le società e consente di richiedere, a determinate condizioni, il doppio dei profitti ottenuti illecitamente. Gli Stati Uniti non hanno specificato quali sanzioni chiederebbero e l’esito dipenderà dalla sentenza e dalle successive decisioni del tribunale.
Il processo potrebbe durare settimane o mesi. Il suo esito sarà rilevante non solo per Huawei, ma anche per il dibattito su come le leggi statunitensi si applicano alle grandi imprese straniere. Per ora, il punto decisivo è giudiziario: se la procura riuscirà a dimostrare che le condotte contestate costituivano uno schema aziendale, come sostiene, oppure se prevarrà la tesi della difesa, secondo cui si è trattato di episodi isolati.