Lo strumento di determinazione dei prezzi che McDonald’s mette a disposizione dei suoi franchisee è al centro di una causa antitrust presentata il 2 ottobre 2026 davanti a un tribunale federale di Chicago. Il ricorrente, Michael Thomas, sostiene che il sistema utilizzi informazioni non pubbliche sulle vendite e sui prezzi di diversi ristoranti per orientare i prezzi e che, così facendo, possa favorire un coordinamento tale da farli aumentare per i consumatori.
L’accusa mira inoltre a ottenere che il caso venga trattato come una class action di portata nazionale. Per il momento, tuttavia, non c’è una decisione giudiziaria nel merito: le affermazioni sul funzionamento dello strumento e sui suoi effetti sono allegazioni contenute nella causa, non fatti accertati da un tribunale.
Che cosa contesta la causa
Secondo l’atto, la piattaforma raccoglie dati sulle transazioni e li utilizza per consigliare i prezzi nei ristoranti degli Stati Uniti. L’argomento del ricorrente è che la condivisione di informazioni commerciali non pubbliche tra franchisee che possono competere nello stesso mercato potrebbe indebolire l’indipendenza delle loro decisioni sui prezzi e incidere sulla concorrenza.
Thomas afferma di aver rilevato differenze nel costo del suo ordine abituale — un Quarter Pounder con formaggio, patatine fritte e una Coca-Cola — tra i locali vicini alla sua abitazione, a DeKalb, nell’Illinois. La causa attribuisce al sistema un possibile effetto di aumento dei prezzi, ma la sola esistenza di differenze tra esercizi non dimostra che vi sia stato un coordinamento né che lo strumento abbia causato tali variazioni.
La richiesta propone che il tribunale certifichi una classe di consumatori, disponga il pagamento di danni e limiti l’applicazione di accordi che, secondo il ricorrente, restringerebbero la concorrenza. Si tratta di misure richieste dalla parte ricorrente; le fonti disponibili non indicano che siano state concesse.
La risposta di McDonald’s
McDonald’s definisce la causa inesatta e afferma che si difenderà. La sua posizione è che i franchisee decidono i prezzi e che gli strumenti disponibili sono facoltativi: possono fornire informazioni utili alla gestione dell’attività, ma, secondo l’azienda, non automatizzano, coordinano né fissano i prezzi.
La società ha inoltre descritto il proprio strumento come una risorsa informativa che i franchisee possono scegliere di utilizzare o meno. Nel servizio dell’Associated Press, McDonald’s ha dichiarato di utilizzare da oltre un decennio uno strumento di determinazione dei prezzi potenziato con l’IA e che le sue raccomandazioni possono tenere conto di fattori come le vendite dell’esercizio, la sua ubicazione e i prezzi dei concorrenti. L’azienda sostiene che raccoglieva già informazioni e forniva raccomandazioni prima di adottare tale strumento.
La divergenza tra le due versioni è centrale per la controversia: il ricorrente contesta che lo scambio di dati e le raccomandazioni possano coordinare di fatto le decisioni commerciali; McDonald’s nega che il sistema abbia questo effetto e sostiene che ogni franchisee mantenga la decisione finale.
Portata aziendale e normativa
Il caso riguarda le attività di McDonald’s negli Stati Uniti e la normativa antitrust di quel Paese. La sua rilevanza per altre aziende dipenderà da ciò che verrà provato in merito alla progettazione e all’uso dello strumento, al tipo di dati condivisi e al margine effettivo di decisione dei franchisee. La presentazione della causa, di per sé, non determina che il modello sia illegale né costituisce un precedente.
Per le aziende che offrono sistemi di determinazione dei prezzi a reti di franchising o ad attività indipendenti, la controversia mette in evidenza una questione specifica: come combinare dati commerciali e raccomandazioni senza sostituire — o dare l’impressione di sostituire — le decisioni individuali di ciascun operatore. Il procedimento dovrà chiarire se le pratiche contestate si siano verificate e se violino la normativa applicabile.