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Supermercati pubblici in Australia: la proposta da 25,1 miliardi che preoccupa i commercianti

Fair Go Grocers propone di acquistare negozi di Coles e Woolworths e costruire una rete pubblica per fare pressione sui prezzi. I commercianti indipendenti contestano i costi e avvertono che lo Stato potrebbe diventare un concorrente difficile da eguagliare.

Un grande cestino pieno di verdure, mele, pane e latte ha sopra un edificio classico con colonne; accanto ci sono due cestini della spesa in metallo più piccoli, pieni di alimenti.
Illustrazione concettuale generata con IA · Edition Business

Il dibattito sul prezzo degli alimenti in Australia ha dato spazio a una proposta di ampia portata: creare Fair Go Grocers, una catena di supermercati di proprietà pubblica che farebbe concorrenza a Coles e Woolworths. Il piano, elaborato dal Green Institute, prevede l’acquisizione di 200 negozi appartenenti a queste catene e la costruzione di altri 424, oltre all’ampliamento delle infrastrutture di distribuzione. Il costo stimato è di 25,1 miliardi di dollari australiani nell’arco di cinque anni.

L’iniziativa nasce in un mercato concentrato. Coles e Woolworths rappresentano circa due terzi delle vendite nazionali dei supermercati, secondo i dati citati nelle coperture giornalistiche. Il Green Institute sostiene che una nuova catena, concepita per operare senza distribuire utili agli azionisti, potrebbe aumentare la concorrenza e ridurre il prezzo dei prodotti di base. La proposta ha però suscitato obiezioni sia tra i commercianti indipendenti sia tra gli analisti della concorrenza.

Cosa include il piano e quali risparmi promette

Fair Go Grocers combinerebbe l’acquisto di negozi esistenti con nuove aperture: il piano prevede 624 supermercati in totale e 13 centri di distribuzione, di cui tre da acquisire e dieci da costruire. L’istituto punta a raggiungere circa il 20% del mercato e, una volta avviata, a coprire i propri costi con i ricavi.

Il Green Institute afferma inoltre che i prodotti essenziali potrebbero essere venduti a prezzi fino al 30% più bassi rispetto a Coles e Woolworths e che la spesa abituale potrebbe ridursi del 22%. Tra le sue stime figura un risparmio di circa 60 dollari australiani alla settimana per una famiglia di quattro persone. Si tratta di previsioni dei promotori del piano, non di risultati osservati: dipendono dalla possibilità che la catena operi alla scala prevista e mantenga prezzi più bassi.

L’iniziativa non è una politica approvata né una rete già operativa. Il finanziamento, l’avvio e la capacità di competere restano questioni aperte. La stima di 25,1 miliardi copre il periodo iniziale di cinque anni; l’analista Allan Fels osserva che la spesa potrebbe essere incorporata nel debito pubblico e dovrebbe essere recuperata nel tempo.

Gli indipendenti temono una nuova pressione concorrenziale

Martin Stirling, amministratore delegato di Master Grocers Australia, contesta l’ingresso dello Stato nella vendita al dettaglio di alimenti. Ritiene superfluo destinare 25 miliardi di dollari australiani a un’altra catena e sostiene che il Governo dovrebbe agevolare l’espansione di operatori indipendenti come IGA, FoodWorks, SPAR e Friendly Grocer.

Stirling avverte inoltre che una catena sostenuta dallo Stato potrebbe aumentare la pressione sulle attività che già competono con i grandi supermercati. La preoccupazione riguarda una tensione centrale del progetto: un’iniziativa concepita per aumentare la concorrenza nei confronti di Coles e Woolworths potrebbe anche sottrarre clienti e quote di mercato ai negozi indipendenti, compresi quelli che servono comunità regionali e rurali.

La fattibilità non dipende solo dal prezzo

Fels, ex responsabile della Commissione australiana per la concorrenza e i consumatori, riconosce che il mercato presenta problemi di concorrenza e che fornitori e agricoltori denunciano uno squilibrio nel potere negoziale. Tuttavia, sostiene che tale concentrazione non dimostra di per sé che il Governo debba diventare proprietario di supermercati.

A suo avviso, una catena pubblica dovrebbe competere non solo sui prezzi, ma anche su qualità, varietà, comodità e affidabilità. Coles e Woolworths dispongono di reti di acquisto e distribuzione sviluppate nel corso di decenni; riprodurle su scala nazionale rappresenterebbe una sfida considerevole. Inoltre, Fels avverte che prezzi più bassi potrebbero dipendere da finanziamenti, locali o perdite coperti con risorse pubbliche, facendo ricadere parte dei costi indirettamente sui contribuenti.

L’analista ravvisa una possibile giustificazione più circoscritta per intervenire nelle comunità remote con un’offerta commerciale limitata, ma ritiene che gli aiuti al trasporto delle merci o il sostegno ai negozi locali già esistenti potrebbero essere alternative più flessibili. Indica anche altri modi per rafforzare la concorrenza, come agevolare l’accesso alle sedi commerciali, migliorare la trasparenza dei prezzi ed evitare fusioni che ridurrebbero ulteriormente la rivalità.

Per ora, Fair Go Grocers pone al centro del dibattito una scelta di politica pubblica: se sia opportuno che lo Stato entri direttamente in concorrenza nella vendita di alimenti o se debba concentrarsi sul cambiamento delle condizioni che consentono a un numero maggiore di operatori di farlo. Le cifre relative ai risparmi e all’autosufficienza fanno parte della proposta; il costo effettivo, gli effetti sui commercianti indipendenti e la capacità di sostenere una rete nazionale restano ancora da dimostrare.

Fonti e metodo

  1. ¿El Estado como dueño de un supermercado? La ... ↗www.retaildetail.es
  2. Supermercados públicos: cuando los gobiernos compiten ... ↗empresas2030.com
  3. Australian supermarkets need more competition, but would ... ↗www.theguardian.com
  4. ‘State-controlled food distribution’: Indie grocers blast $25 billion plan for government-owned supermarkets ↗smartcompany.com.au
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