Il Ministero del Lavoro ha convocato per l’8 ottobre la commissione consultiva sul salario minimo interprofessionale (SMI) per avviare l’elaborazione di una raccomandazione sul suo aggiornamento nel 2027. Il processo inizia con il calendario politico scandito dalle elezioni generali del 29 novembre: il Governo vuole fare progressi prima dell’appuntamento elettorale, ma la convocazione non significa che esista già una proposta definitiva o un accordo sull’aumento.
L’SMI attualmente in vigore è pari a 1.221 euro lordi al mese per 14 mensilità, equivalenti a 17.094 euro lordi all’anno. La commissione, coordinata dalla docente di Economia applicata Begoña Cueto, preparerà una relazione che, secondo le notizie pubblicate, proporrà una fascia di aggiornamento.
Dalla relazione alla decisione del Governo
La raccomandazione degli esperti è un primo passo, non l’approvazione di un aumento. Dopo la relazione, il Ministero del Lavoro prevede di consultare le organizzazioni sindacali e datoriali. L’importo definitivo spetta al Governo e richiede l’approvazione del Consiglio dei Ministri.
Il Ministero punta a concludere il processo prima delle elezioni, ma le ricostruzioni giornalistiche descrivono incertezza sulle tempistiche. Negli anni precedenti, l’elaborazione della relazione e i colloqui sociali sono durati diversi mesi; inoltre, la convocazione di ottobre lascia poco margine per completare le diverse fasi prima del 29 novembre.
Si prevedono anche difficoltà nel raggiungere un accordo tripartito. Secondo le notizie, le organizzazioni datoriali non hanno partecipato agli ultimi accordi sugli aumenti e alcuni media segnalano che i sindacati sono in disaccordo con il Governo sugli impegni precedenti. Perciò, il fatto che l’Esecutivo punti a fare progressi prima delle elezioni non significa che riuscirà a raggiungere un accordo con tutte le parti né che l’aumento sarà approvato entro quella data.
Un dibattito legato all’inflazione e al potere d’acquisto
Il Ministero del Lavoro ha sostenuto la necessità di aggiornare l’SMI di fronte alla ripresa dei prezzi e per proteggere il potere d’acquisto. Anche i sindacati hanno chiesto un aumento; le cifre specifiche riportate nelle notizie corrispondono a posizioni attribuite ai loro rappresentanti, non a una raccomandazione ufficiale della commissione né a una decisione del Governo.
Il precedente più recente citato è l’aumento del 3,1% approvato per il 2026, che ha portato l’SMI all’importo attuale ed è stato applicato con effetto retroattivo dal 1º gennaio. Tale aumento non determina la percentuale che sarà proposta per il 2027: la cifra dipenderà dalla nuova relazione e dalle consultazioni successive.
Per le imprese, la convocazione apre un processo di monitoraggio, non un cambiamento immediato degli obblighi retributivi. L’importo attualmente in vigore resta il riferimento fino a quando il Governo non approverà un aggiornamento. Il calendario elettorale può influire sul ritmo dei colloqui, ma le fonti non consentono di dare per scontato quando sarà approvata la nuova cifra né quale sarà il suo importo.